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Quello che alle mamme non dicono. I retroscena della gravidanza svelati in un libro

Esami di ogni tipo, ecografie, raccomandazioni su cosa fare e cosa non fare, cosa mangiare, quanto ingrassare, dove e come partorire, i farmaci da usare o non usare. I nove mesi che precedono la nascita di un figlio sono all'apparenza quanto di più noto e codificato possa esistere: tutto sembra già detto e scritto. Eppure basta indagare un po', leggere con attenzione le fonti originali o scavare appena nel passato per scoprire che spesso la realtà è diversa da quella che pensiamo di conoscere. Ne parliamo oggi con Chiara Palmerini, collega e autrice del libro “Quello che alle mamme non dicono” (Codice Edizioni).

Chiara il tuo libro è ben lontano dall'idealizzazione romantica e retorica della maternità. Cosa ti ha spinto a scrivere nero su bianco i falsi miti che ossessionano tutte le donne in attesa?

La molla per il libro sono state le curiosità e le domande che io stessa mi sono fatta quando ero incinta, e il fatto di non aver trovato risposte che mi avessero soddisfatta del tutto. E poi sicuramente la voglia di provare a fare un lavoro di “indagine” con i ferri del mestiere – diciamo così - del giornalismo scientifico su un argomento, come la gravidanza, su cui si tende a rimanere molto in superficie e il fact-checking è assai poco praticato.

 

E’ vero ad esempio che le infezioni in gravidanza rappresentano un grave pericolo per il nascituro e per la madre?

Non sono un medico e non voglio dare consigli medici. Però posso dire che è necessario distinguere e mettere in prospettiva, cosa che non sempre viene fatta. Ci sono infezioni virali di cui è assodata la “pericolosità” estrema, per esempio la rosolia, contro cui non a caso la stragrande maggioranza delle donne è immune o vaccinata. Ci sono quelle molto temute, come la toxoplasmosi, l’infezione da protozoo, che in realtà è molto più difficile da prendere di quanto si possa pensare, e per cui le misure di prevenzione sono diversamente stringenti da paese a paese, segno che non tutto è chiaro anche tra gli esperti. Ci sono poi altre infezioni, come quella da citomegalovirus, per cui la situazione è ancora più nebulosa. Non si è in grado di stabilire con sicurezza con un esame del sangue, ammesso che la madre l’abbia presa, se l’infezione sia passata al feto, non si sa se ci saranno conseguenze per il bambino (so sa che non sono frequenti) e di quale gravità, e non ci non ci sono al momento cure contro l’infezione. Anche se sembra una contraddizione, molti medici sono per non fare l’esame per la ricerca di questa infezione, e di alcune altre, quando manchino test diagnostici affidabili e cure. Di solito l’atteggiamento prevalente è: un esame in più non fa male, semmai è una sicurezza aggiuntiva. Il rischio invece è di prendersi grandi spaventi senza nessun vantaggio concreto.

O ancora, l’alcool in gravidanza è bandito a tal punto che la futura mamma non può concedersi nemmeno un brindisi di festeggiamento?

Quello che io ho trovato è che in realtà è più una misura di prudenza che un consiglio basato sull’evidenza scientifica. Gli studi hanno evidenziato problemi per il forte consumo di alcol, ma non ci sono dati convincenti che il classico bicchiere di vino ogni tanto (quello che alla maggior parte delle donne interessa sapere) faccia male o provochi danni al bambino. Il clima imperante è che per una donna incinta l’alcol debba essere completamente bandito, in paesi come gli Stati Uniti è una sorta di crociata morale, ma il divieto totale non è basato su prove scientifiche. Sapendo come stanno le cose, ciascuna può decidere come regolarsi.

L'Italia si è guadagnata il primato europeo per le mamme oltre i 40. Con l'avanzare dell'età però diminuiscono le chance di successo di rimanere incinta. E’ davvero così?

Le chance di rimanere incinta diminuiscono con l’età: è una legge della biologia. Molte però sarebbero forse sorprese di sapere che non c’è quella caduta precipitosa della fertilità che a volte si sente dire. È stato una sorpresa anche per me scoprire quanto scarsi siano i dati scientifici sull’argomento. Quelli che ci sono, i più recenti e affidabili, dicono che fino verso i 33-34 anni la fertilità di una donna rimane sostanzialmente stabile. Poi il calo c’è, ed è significativo, ma forse non nei termini che ci si aspetterebbe. Per tradurre in parole povere le statistiche, una quarantenne deve aspettare il doppio rispetto a una ventenne per rimanere incinta. E, in questa “attesa” aggiuntiva, può darsi che qualcuna perda le chance di diventare mamma (che è il rischio principale paventato dagli esperti), però sono anche convinta che questi numeri suonino diversi dalla storia che molte immaginano e sentono raccontare.

Cosa pensi del binomio gravidanza-internet? E’ utile per una futura mamma ricercare in autonomia le risposte ai tanti dubbi?

Rivolgersi al “dottor Google” come si è scherzosamente finito per chiamarlo è quasi inevitabile. Lo è stato anche per me. Io ritengo che sia utile, più che a trovare risposte, a porsi domande e a sollecitare chiarimenti anche da parte delle figure che ruotano intorno al mondo della gravidanza.

Quasi sempre le prime domande che tutte le neo mamme si pongono sono queste: "Riuscirò a nutrirlo nella giusta maniera? Riuscirò a offrirgli la giusta quantità di latte?" Tutte le mamme hanno il latte. O almeno così dicono. Però poi, nella vita di tutti i giorni, sono tante le donne che proprio non riescono. Cosa pensi dell’allattamento naturale e del LA?

Da un punto di vista scientifico non ci sono dubbi: l’allattamento al seno è il “migliore”, sia dal punto di vista nutritivo, sia perché sembra in grado di fornire diversi altri vantaggi e “protezioni” al bambino. In questi ultimi tempi, però, il ritorno di fiamma per l’allattamento al seno, dopo anni in cui il latte artificiale era stato considerato addirittura migliore e più comodo, finisce per mettere “sotto pressione” molte neomamme, che si sentono inadeguate se non riescono o non vogliono allattare. Si dice che allattare è “naturale”, e il sottinteso è che viene da sé e che non c’è niente di difficile. Quasi mai si dice che è anche, e specialmente all’inizio, impegnativo e a volte doloroso. Come ha osservato un’esperta di allattamento con cui ho discusso della questione, si finisce per “prescrivere” l’allattamento al seno come fino a qualche anno fa si prescriveva il latte in formula. A parole l’allattamento viene sostenuto, ma spesso manca il sostegno vero, che parte anche dal riconoscere che non tutto è semplice e automatico (se una mamma non ha chi l’aiuta a casa, deve badare ad altri figli, o torna al lavoro a tre mesi dal parto), che c’è qualcosa da imparare (magari a una donna non è mai stato mostrato come si fa) ma che ce la si può fare. E anche dal non fare sentire inadeguate le donne che per le più varie ragioni fanno una scelta diversa.

In chiusura che consiglio puoi dare alle nostre lettrici in “attesa”?

Di informarsi il più possibile, di valutare criticamente l’“offerta” e le raccomandazioni che circondano la gravidanza, il parto e i primi mesi con il bambino e anche di fidarsi di se stesse, e della propria capacità di valutare che cosa è meglio per se stesse e per il proprio figlio.