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Babbo Natale a Km zero

Papi quale è l’indirizzo giusto? “Via delle Renne 1, Villaggio dei Folletti, Circolo Polare Artico”. Una volta affrancata, Marta ed io, ci siamo recati all’ufficio postale vicino casa e, anche quest’anno, abbiamo spedito la nostra letterina.

Facciamo un po’ di conti. Escludendo le richieste che, sempre più spesso, inviano anche i genitori (seppur in forma anonima) sperando nella generosità di Babbo Natale e considerando (ma è una valutazione per difetto) che ogni bambino chieda per sé un solo giocattolo, il 24 dicembre viaggeranno milioni e milioni di pacchi regalo, di ogni dimensione e di differente peso.

E’ vero che il carburante usato dalle renne è ecologico (muschi, licheni, funghi e foglie della tundra) ma le nostre simpatiche amiche dalle corna ampie e ramificate potranno svolgere il loro compito fin dove c’è neve. Oltre non sono in grado di avanzare e dovranno sicuramente affidare il loro prezioso carico alla logistica di un’azienda di trasporto merci.

I folletti, poi, stanchi dai turni di lavoro anche notturni, spesso, non badano al fattore “origine-destinazione”. Ad una bambina italiana è probabile che venga inviata una bambola fabbricata in qualche remoto paese del sud america così come ad un bambino italiano un videogioco made in China.

Ecco allora che una favola romantica e il sogno di tutti i bambini finirà per diventare un incubo per l’intero pianeta. Aerei che decollano dagli scali più a nord per atterrare sulle piste di ogni continente. Rotte marine affollate di navi portacontainer che, arrivate nei porti, affideranno, a loro volta, il carico ad  enormi camion destinati alle mete finali.

Arrivati nelle nostre città e nei nostri paesi, sui monti o sulla costa, poi, qualcuno, durante la notte, dovrà smistare i regali ai bambini, rischiando di non poter festeggiare con le proprie famiglie. “Papi, ma non è Babbo Natale che li consegna direttamente scendendo giù dai camini delle case?”. “Si è vero Marta ma da quando è invecchiato (più di quanto non lo sia mai stato), si fa aiutare da alcuni collaboratori assunti con contratti precari”. “Però, papi, così facendo, almeno non si sporca più di cenere e fuliggine e non deve portare, ogni volta, il suo vestito in lavanderia. Vuoi mettere il detersivo e l’acqua che si evita di consumare per smacchiarlo in lavatrice e farlo tornare rosso brillante?”.

Scartare i regali e scoprirne la sorpresa sarà ancora una volta un momento magico che renderà felici i bambini più fortunati ma quanto ci costerà in termini di inquinamento il percorso che i doni natalizi faranno per arrivare dai ghiacciai dove vive il nostro omone con barba e cappello fino alle nostre case?

E’ possibile pensare per le prossime feste di adottare comportamenti virtuosi nella scelta e nell’acquisto dei regali?

Diciamo così, perché non rivolgersi ad un Babbo Natale a Km zero?

Scegliere secondo l’approccio a “Km zero” significa fare riferimento a prodotti la cui vendita avviene in un’area distante pochi chilometri da quella di produzione. Si tratta di un’alternativa alla commercializzazione del sistema della grande distribuzione organizzata. La filiera corta punta alla riduzione dei passaggi che altrimenti intercorrerebbero tra il produttore ed il consumatore determinando non solo un netto abbattimento delle spese legate alla distribuzione e al trasporto ma - è quello che più conta – vantaggi nella riduzione di fattori critici legati ad inquinamento e riscaldamento globale. Si compie una scelta in grado di valorizzare le realtà locali, più economica e più sostenibile per l’ambiente.

E allora Papi, sai cosa faccio? Chiederò a Babbo Natale di rivolgersi ai folletti che abitano vicino casa nostra. Per loro sarà più semplice costruire la casetta in legno che tanto desidero per giocare con le mie bambole, caricare il pacco su una bici (magari sul manubrio si possono montare delle corna di renna) e recapitare il regalo a casa nostra in tempo per tornare a casa a festeggiare il natale con i propri bambini.

Antonio Cardelli